LO STRETCHING NEL RUGBY

L'allungamento dei muscoli spesso non viene considerato, con la convinzione che non serva a nulla e sia una perdita di tempo.
Lo stretching è un metodo di allenamento che consiste nell'allungare la muscolatura.  Praticarlo in modo costante permette di raggiungere una buona mobilità articolare.

CI SONO MOLTI PARERI DISCORDANTI A RIGUARDO. Va fatto? Non va fatto? È una pratica idonea per i giocatori di uno sport contatto come il rugby?

In maniera semplice, ma facendo sempre riferimento ad argomenti scientifici e non a voci di corridoio, vi dico cosa ne penso e come lo faccio praticare ai ragazzi del Rugby Viadana 1970.

 

I muscoli possono essere paragonati a degli elastici che si allungano e accorciano, ma non sono capaci di accorciarsi molto, se prima non sono stati tesi abbastanza. Ogni muscolo striato del corpo umano, a livello macroscopico, è costituito da fibre, formate a loro volta da più miofibrille, le quali in ultimo sono costituite da miofilamenti proteici. Questi ultimi sono di due tipi: actina (più sottili) e miosina, sono sovrapposti e scorrono vicendevolmente.
In assenza di sovrapposizione delle miofibrille, se l'allungamento dovesse perdurare o aumentare, come durante certi esercizi di stretching, la tensione verrebbe a scaricarsi sui tessuti connettivi delle fibre muscolari e sul reticolo sarcoplasmatico, sarcolemma e endomisio.
[Tratto da http://www.my-personaltrainer.it/allenamento/stretching-stretch.html]

 

UN PO' DI FISIOLOGIA


Nei muscoli, nei tendini e nelle articolazioni son presenti numerosi "sensori", che prendono il nome di propriocettori e che si comportano secondo precise regole fisiologiche. Tra questi, sono di interesse per la nostra trattazione, i fusi neuromuscolari e gli organi tendinei del Golgi.
L'unità funzionale di un muscolo scheletrico è il sarcomero, ai cui estremi, le "linee Z", sono attaccati i filamenti di actina. Nella parte mediana del sarcomero troviamo i filamenti di miosina che, durante la contrazione, trascinano i filamenti di actina grazie a dei "ponti trasversali", avvicinando così le linee Z. La fase eccentrica (o di allungamento) avviene al contrario, ossia con l'allontanamento delle linee Z dal centro del sarcomero, fino a quando non c'è quasi più sovrapposizione tra i filamenti di actina e miosina.

In assenza di sovrapposizione delle miofibrille, se l'allungamento dovesse perdurare o aumentare, come durante certi esercizi di stretching, la tensione verrebbe a scaricarsi sui tessuti connettivi delle fibre muscolari e sul muscolo in genere (reticolo sarcoplasmatico, sarcolemma e endomisio)
Da uno studio del dott. Goldspink (università di Londra) si è notato che, dopo lunghi periodi di allungamento muscolare, il fisico è in grado di sintetizzare nuovi sarcomeri, così da ristabilire la "normale" sovrapposizione dei filamenti di actina e miosina all'interno di ciascun sarcomero.


Stretching statico attivo

Consiste nell'assumere e mantenere una posizione rilassando il muscolo interessato per un tempo di 20-30 secondi senza l'aiuto di un partner.

Questo tipo di allungamento prevede due fasi:

  • fase di pre-allungamento - si assume la postura lentamente e la si mantiene per una durata massima di 10 secondi senza raggiungere l'allungamento massimo del muscolo interessato
  • fase di sviluppo - si porta il muscolo interessato al massimo allungamento per un massimo di 20 secondi.

In generale lo stretching riduce la tensione muscolare, migliora la coordinazione e la propriocezione, previene traumi muscolari e tendinei e migliora l'escursione articolare. Secondo uno studio dell'esercito statunitense gli sportivi molto flessibili e quelli scarsamente flessibili hanno una probabilità più che doppia di incorrere in infortuni rispetto a chi ha una flessibilità nella media.

Tuttavia, l'allenamento a mantenere un allungamento per lunghi periodi genera un' assuefazione del fuso del muscolo, riducendo il segnale che genera il riflesso dell'allungamento. Riducendo la soglia del riflesso miotatico, vi è la potenziale possibilità di favorire certi tipi di traumi, specialmente se si effettua lo stretching prima di una gara.

 

    IN CONCLUSIONE

    Lo stretching è un'ottima forma di prevenzione delle contratture muscolari, in alcuni casi diminuisce la sensazione di fatica e può prevenire traumi muscolari e articolari se eseguito con moderazione e controllo in associazione al programma di allenamento da parte di personale qualificato.

    Altri lavori, non così meticolosi e molto più spannometrici prospettano, addirittura, un potenziale aumento dell'incidenza traumatica per effetti da stretching su "muscoli freddi".

    In questo video (girato a Gennaio, in pieno campionato) potrai vedere i «trequarti» eseguire lo stretching statico attivo, dopo una sessione di attività cardiovascolare, quindi a muscoli "caldi", nella sessione di allenamento seguente la partita.

    In realtà la nostra tipologia di allungamento e scarico è molto varia, spesso infatti introduciamo anche il foam roller (vedi video qui) e lo stretching statico passivo.

    Un ringraziamento speciale allo staff Rugby Viadana 1970 e ai boyz:

    Taikato-Simpson Dylan,  TIZZI GiorgioBREX Juan IgnacioFrati MarcoMenon Francesco e Ormson Brian

    NonMangioStranoMangioSano